Basta chiacchiere sul turismo.

Ritratto di Angelo Sciortino

13 Novembre 2018, 22:00 - Angelo Sciortino   [suoi interventi e commenti]

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Un mio caro Amico, con il quale converso spesso, nell'ultima conversazione ha spaziato su sue personali osservazioni relative allo sviluppo di Cefalù, legate non soltanto alla sua cultura e al suo territorio, ma anche agli investimenti, che egli ritiene indispensabili per favorire tale sviluppo. Non è stata una conversazione facile e nemmeno breve. Anzi, a essere sincero, essa è stata il seguito di altre conversazioni precedenti, perché di Cefalù e dei suoi problemi ne discutiamo da tempo. Se finora ho preferito non parlarne, ciò è dovuto al fatto che dubitavo che l'argomento, per la sua complessità con cui lo trattavamo, potesse essere seguito con attenzione da tanti miei lettori, che sono più attenti ad argomenti più leggeri. Con quest'ultima conversazione, però, egli è stato più esplicito e più preciso, per cui adesso ho la possibilità di fare una breve sintesi del suo pensiero, che ho il dovere di offrire ai lettori. Eccola.

In prima persona egli ha vissuto il momento in cui si parlava della costruzione di un polo oncologico presso l'ospedale Giglio, a quel tempo Fondazione Giglio-San Raffaele. Nella sua qualità di responsabile dell'Urbanistica espresse parere favorevole all'iniziativa, considerando che da essa sarebbero derivati grandi vantaggi per lo sviluppo di Cefalù; più vantaggi di quelli che potevano derivare dagli insediamenti alberghieri. Almeno per quanto concerne le ricadute per il miglioramento dell'economia e della società; un miglioramento, che sarebbe passato anche con la creazione di un indotto superiore a quello che creano gli stessi insediamenti turistici – B&B e alberghi.

Invece, quasi contemporaneamente Federalberghi ha diramato il seguente comunicato, pubblicato anche su questo sito: https://www.qualecefalu.it/node/22587. Ed ecco le proposte di Federalberghi: La riapertura del Club Med e la continua riqualificazione di numerose strutture alberghiere, hanno contribuito ad attrarre un turismo di qualità ed è su questo target - come afferma Federalberghi in una nota - che la destinazione deve puntare, da qui in avanti, per fare quel salto da tempo auspicato ed imporsi come peraltro merita.”

Infine, così conclude il comunicato: “Due le direttive che sono state proposte dagli operatori e condivise dal tavolo: da una parte la promozione, il marketing e gli eventi di richiamo, dall’altra il miglioramento dei servizi, passando dal decoro urbano, alla viabilità, dalla segnaletica turistica, all’informazione. Un vero e proprio piano strategico che guarda anche ai tematismi che la destinazione offre e che dovrà essere il vademecum delle azioni da eseguire. Su questo si sta lavorando, con grande fiducia, pubblico e privato, in quella logica di sistema troppe volte richiamata ma sempre poi dimenticata nei fatti.

Ora, a parte che non vedo che cosa c'entri il termine musicale tematismi invece del più corretto tematiche e che cosa ci stanno a fare quelle virgole tra dal...e al..., mi viene spontaneo chiedermi se il comunicato possa rappresentare una base corretta per un dibattito sul futuro turistico di Cefalù. Mi dispiace che le intenzioni di dare un contributo a una strategia turistica di Cefalù, proveniente da un'associazione di albergatori, operanti anche a Cefalù, non offra contributi, ma soltanto buone intenzioni. Buone intenzioni, che da anni imperversano a Cefalù dall'Amministrazione ai privati, dalla scuola alla società, ma che nulla hanno cambiato del suo lento e inesorabile declino. Un declino che, alla faccia di queste buone intenzioni, continuerà ancora a lungo. A meno che...

A meno che non la smettiamo di considerare il turismo come una vacca da mungere; una vacca, tra l'altro, che purtroppo tra un parto e l'altro è improduttiva per almeno sei mesi l'anno; cioè, una vacca che produce soltanto durante le stagioni balneari. E qui arriva il tema strategico vero: come fare per “destagionalizzare” il turismo? Non abbiamo un teatro degno di questo nome, dove offrire spettacoli musicali e rappresentazioni di prosa capaci di attrarre visitatori “di qualità”; il nostro territorio è stato e continua a essere deturpato; i nostri servizi sono indegni di una città civile; mancano strade d'accesso per chi viene da est e da ovest, anzi per essi sono state create strozzature come quella di Santa Lucia, come se volessero dissuadersi i visitatori: insomma, Cefalù manca di tutto quello che serve per un turismo di qualità.

Rinunziare, quindi? No, ci vorrà forse il tempo di una o due generazioni, ma se già si comincia a far produrre questa vacca per almeno trecento giorni all'anno, forse si raccoglieranno quei frutti, che potrebbero essere impiegati per i necessari investimenti. Ne parlerò in un prossimo intervento.